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Dopo la caduta
definitiva dell’Isola nelle mani degli Aragonesi, il Re tolse il
feudo della Marmilla, compresa la villa di Tuili, ai Doria,
colpevoli di fellonia, e il 15 luglio 1409 l’infante Don Martino
d’Aragona, re di Sicilia, concesse in feudo le ville di Mara, Tuili
e Gesturi a Gerardo De Doni, abitandolo ancorché non fosse de
paratico vel de genere militari, il quale si distinse per coraggio e
generosità nelle guerre di Sicilia e nella battaglia di Sanluri. Il
feudo gli venne confermato il 28 novembre 1409.
Con diploma del 26 aprile 1421 del Re Alfonso V le ville di Mara,
Tuili e Gesturi vennero concesse in “feudo rigoroso” al figlio di
Gerardo: Giovanni De Doni. Da questi passarono al figlio Gerardo De
Doni II, sposatosi a Marchesa Aragall, investito il 25 luglio 1440.
Verso il 1450 i predetti coniugi vendettero al rispettivo cognato e
fratello Giacomo Aragall un capitale censo di L. 600 annue
ipotecando la Villa di Tuili.
Pare che dopo tale vendita l’Aragall subentrasse di fatto
nell’amministrazione del feudo, ciò che si desume da un documento
(Registro 2637 – Alfonso V – foglio 166v) presente nell’Archivio
della Corona d’Aragona in Barcellona. Il documento riporta una
lettera del 18 marzo 1455 del Re Alfonso il Magnanimo, con la quale
il Sovrano fa presente al Vescovo e al Capitolo di Usellus di aver
comunicato a Jacopo Aragall, Signore di Tuili, e a Jacopo Carroz,
conte di Quirra, Luogotenente dell’Isola, la nomina avvenuta il 14
febbraio 1454 di Giovanni Gordiola, dottore in utroque jure ad
Arciprete di Tuili, al posto di Bartolomeo Torrents defunto.
Secondo una notizia contenuta nel volume BC.9, f27r dell’Archivio
Antico dell’Archivio di Stato di Cagliari appare Gabriele Vacquer,
Signore di Tuili, che può essere collocato nel periodo 1470-1478.
Parrebbe che la sua investitura dipendesse da Leonardo Alagon,
ribelle al Re, che riconquistò tutti gli stati di Arborea, compresa
anche Tuili, appartenente alla Marmilla, in conseguenza della
battaglia di Uras. Tanto è vero che il Vacquer, essendogli
insopportabile la residenza di Tuili, oberata da censi dai Dedoni
prima e da lui dopo e quindi non redditizia, l’abbandonò
rifugiandosi in Oristano presso il Marchese Leonardo Alagon, con cui
doveva avere strette relazioni d’amicizia e di dipendenza.
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