LA STORIA DI TUILI

IL BARONE MELIS

Il Barone Melis

Si dice anche che il giovane Domenico origliasse alla porta delle “scuole alte” ( le
superiori), per ascoltare le lezioni. Nonostante le difficoltà riuscì a laurearsi in leggi, e incominciò l’attività politica. Ebbe successo; le sue qualità lo portarono a
ricoprire importanti incarichi. Fu segretario di Stato sotto i due vicerè De Asart e Lancan. Fu nominato Cavaliere di San Maurizio e Lazzaro. Venne creato Barone dal re
Carlo Alberto durante una visita in Sardegna. Lo stesso re gli offrì anche il feudo de “s’acqua cotta” che però rifiutò. Compì anche varie missioni all’estero; dallo zar di
Russia ebbe in dono un magnifico cavallo, durante una sua visita.
Dopo la costituzione venne eletto deputato al Parlamento Subalpino.
In seguito all’abolizione dei feudi i comuni pretesero che sui terreni ex feudali venissero riconosciuti agli abitanti i vari diritti d’uso legnatico, erbatico, pascolo e altri, e che tali terreni venissero assegnati ai comuni. Il governo pretendeva che i terreni tornassero al Demanio; come era da prevedere il problema fu causa di polemiche
anche in Sardegna. Tra queste polemiche ricordiamo lo scontro tra Giovanni Siotto Pintor e il Barone Melis. Questi si batteva perché i terreni venissero assegnati ai
comuni, col suo famoso intervento: “discorso sui diritti di proprietà territoriali in Sardegna contro le pretenzioni de demanio”. La battaglia parlamentare si concluse a
suo favore e la legge 23 aprile 1865 n° 2252 trasferì ai comuni la piena proprietà di tutti i terreni sui quali gli abitanti esercitavano i suddetti diritti d’uso.
Nel frattempo si era sposato con una figlia del suo vecchio padrone, Donna Anna Maria Randaccio, dalla quale ebbe tre figli. Fu un uomo di grande severità nella vita pubblica e privata. Era detto “penna d’acciaio” per denotare il suo carattere duro e inflessibile, a differenza degli altri che venivano detti “penna d’oca”.
Il Signor Pitzalis Francesco racconta che quando il Barone era a Roma in qualità di ministro, il nipote Priamo Melis, tenente dell’esercito, gli chiese un prestito, che
avrebbe dovuto restituire il 27 del mese. Il giorno 29, non avendo il nipote saldato il debito lo denunciò al colonnello comandante. Non volle mai venire a Tuili; e solo una volta che si decise a venire si fermò prima di Villamar, da dove si vede la Giara, e dopo aver pregato per i morti del suo paese fece ritorno in città. Dei suoi tre figli uno morì pazzo per il troppo studio; una si sposò con un colonnello dei Carabinieri e una morì nubile. Il Barone Melis Morì a Cagliari il 2 agosto 1863, era povero poiché non volle mai accumulare ricchezze, e volle essere sepolto in una fossa comune.

Da: L’Ancora, Appunti per un viaggio a Tuili E. Locci